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L'ULTIMO E IL PRIMO MIGLIO

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Esce il sole e

sarebbe anche normale che

a maggio l’ombrello si

deve riposare e

stare nel portaombrelli con

i suoi fratelli più sfigati e poco usati.

D’altronde qui, quello che va fuori 

sono solo io e ne basta uno anche

se qualcuna/qualcuno

l’ha trovato un passaggio,

ci siamo fatti  quattro passi/viaggio

sotto il nubifragio di parole che

due scatole craniche meccaniche

possono ripetersi in ripetizione.

Ciao, io sono salvatore,

prendo l’autobus anche a tarde ore e

tu dove vai?

Vado in culandia,

vado comunque lontano,

vado in india,

vado dove non c’è invidia,

vado sulla sedia elettrica

mi ha detto invece uno che 

sembrava avesse visto per la prima volta

in me

un essere umano, e

non scherzava mica.

Siediti da solo su

una merdosa spigolosa sedia di

legno con la testa fradicia,

senti la scheggia che ti fotte il culo,

stai allo scuro e pensa a lei o a lui e

vedi se non ti ritrovi di colpo fra i cowboys  

nel braccio della morte

e/o Stephen King miglio verde come

il colore delle tue tasche.

se è estate poi avrai anche le mosche che

t’assediano l’anguria,

in una notte caldumida in cui

il tuo sguardo

non fa nessuna paura,

neanche agli insetti.

Così, come la metti la metti,

tu dimentica!

Dimentica!  

goditi la tua serata-seduta isterica e

dimentica!

Dimentica!

Te lo dice un essere umano che

fino a ieri girava con l’ombrello in mano per

nascondersi e un po’ difendersi.

c’è chi ha ucciso con un ombrello e 

c’è qualcosa di bello nel tenerlo chiuso con 

il cielo aperto.

 

salvatore cacace

13/05: I CANI E GLI AEROPLANI

Fizzo Entertainment presenta
I cani e gli Aeroplani
Martedi 13 maggio
ore 21.30
ingresso libero

Anteprima di presentazione del libro di poesie i cani e gli aeroplani scritto dal tormentato e visionario poeta Salvatore Cacace.Durante la serata verranno regalate delle copie omaggio del libro autografate dall'autore e verranno realizzate delle letture teatrali di alcuni brani tratti dal libro. Il libro verrà regalato e distribuito gratuitamente in Terrazzamare nel corso di tutta la stagione 2008.

copertina fizzo

link che ne parlano: clikka sotto

terrazzamare teatrobar

jesoloforum

jesoloforum2

solidinotte || 14:20 || giovedì, 01 maggio 2008
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BIG HOUSE

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Mi sono svegliato con

l’ansia tachicardia ansia e i motivi ci sono.

il primo e mal tollerato riguarda la

sfilata parata dei carabinieri in pompa magna sotto casa.

cavalli,

spade e pennacchi,

ma per chi?

E le auto,

moto,

jeep targate cc,

per chi?

Chi poi mi è venuta in sogno sonno è stata

erica e a dir il vero anche se spero stia bene,

so che così non è.

Ma erica non hai capito che razza di persona è?

questo salvatore/impostore/cantore d’amori/illusioni e

semplici pompe di benzina?

uno che si sniffa anche la trielina?

La sua psicologa dice che sente il tuo male,

cioè lui,

che sono io,

sente il tuo male a quaranta chilometri di distanza e

perciò sta come sta di riflesso.

a questo punto chiamerei in causa Nostradamus,

nostro signore,

il cuore e una cartomante che

ci aveva azzeccato,

sì, ci aveva proprio azzeccato.

E quest’ansia tachicardia che ancora non va via?

Come invece via per sempre andato è il bar di luca.

C’entra perché lì ho conosciuto erica e

ho praticamente vissuto gli ultimi quattro anni

d’amicizia con una persona nata il mio stesso giorno,

segno acquario d’invenzioni sempre a galla,

fotografo d’eccezione come senza nessuna eccezione

ci siamo sempre capiti e

ignorati.

Quanti?

Quanti luca casagrande?  

quanti scatti fatti?

e poi bevute,

reading,

musiche e cose turche

sul bancone,

nei cessi con le porte verdi dove si attaccava 

il mio oroscopo e dove non scopo e

scoperò mai più, ma è successo a me,

figuriamoci a te.

E poi l’ospitalità,

la stanza dei tuoi,

morti entrambi,

che si è dovuta sopportare il sottoscritto scrittore,

il disegnatore/editore nick e

soprattutto gino blanc,

pittore d’altissimo valore gamma gt,

alzatosi una mattina di natale in canotta e panta-jazz della

cameriera ucraina elena dicendo che non aveva dormito, quando

aveva russato in modo indiavolato tutta notte mentre

io cercavo di guardar alla tele jesus christ superstar

ridotto a larva dall’erba e dal mezcal.

Ebbene ci sono tornato al big house ieri,

nato prima di me,

e ieri tu non c’eri luca,

ha cambiato nome,

non me lo voglio ricordare,

sembrava un incidente stradale,

c’erano pure dei fiori dove noi si era messo i guantoni da boxe,

il motivo sarebbe lungo a spiegare.

Mi son sentito mancare,

ho visto tutti passare:

noi del whiterabbitrio,

le foto,

le ragazze,

quelle un po’ pazze e quelle del tutto,

tutta una schiera di bevitori di guinness anima e corpo,

ex eroinomani,

cocainomani a metà,

l’umanità.

 

salvatore cacace

solidinotte || 13:29 || domenica, 27 aprile 2008
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HEAVEN HERE

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L’universo deve essere questo come

l’immenso lo stesso,

non ne voglio immaginare altro adesso.

Non potrei sognare qualcosa di

diverso e migliore del

grattarsi DI palle alle nove del

mattino del factotum del comune,

alto orso un metro e novanta che

fuma guardandosi le

impiegate impegnate a

far la gara a chi timbra prima il cartellino.

Io no, arrivo in ritardo,

ma sono bastate le poche volte che

mi sono svegliato presto per

notare questo,

questo fenomeno antropologico che sa di

provinciale animale, che

ti dice dove devi stare.

L’aldiquà così,

con le calze a righe tornate in voga,

con chi si fa una sega di realtà virtuale

collegato al terminale,

video casalinghi di donne e uomini liberi di

mostrasi senza maschera.

l’aldiquà è qualcosa che

va aldilà dello sperma nel fazzoletto.

l’aldiquà sono i senza tetto,

sono io che chiedo ad un barbone, 

vero pastore della vita,

dov’è la stazione,

quando la ho davanti ma sono così

drogato da non sentirmi i denti.

E se mi è permesso, e me lo permetto, 

ci metto i vivi dal culo stretto e

quelli dal culo rotto dalle tasse,

dalle mogli e dai mariti e

quelli con i pugni chiusi in 

tasca pensierosi o più fantasiosi di fisting.

Deve esser questo il paradiso se

mi capita il pianto e poi

il sorriso fra le lacrime,

se mi capita di scrivere e

lasciar libere tante rime,

le prime, come sai, per te,

le altre per tutti gli altri,

corti,

porci,

corrotti e

cerotti per pugni presi nelle

occasioni più svariate che

passan per occhiate sotto le gonne,

che passano per aggettivazioni sbagliate a

quelli delle nazioni più bombardate,

nati fra guerre iraniane e bosniache,

mentre noi si cantava al karaoke,

mentre ci giravano in testa le oche e

si giocava al gioco dell’oca

fatti di coca e al non t’arrabbiare,

p.s.i.,

d.c. e

w.c.

E non vorrei finir COMUNQUE IN altro

posto se non IN QUESTO E

GODERE DELL’EMISFERO

PER SEMPRE E PER INTERO.

 

salvatore cacace

 

solidinotte || 11:29 || giovedì, 24 aprile 2008
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ENTRANDOTI IN CIRCOLO

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Amiche mie idee che

siete

Donne e uomini e

uomini donna e

donne uomo e

fortunati transessuali senz’ali,

ci siamo ficcati in questo

incastro mezzo disastro

nominato ora presente e

subito dopo passato che

comunque c’è stato.

E cosa facciamo oltre a

scambiarci i liquidi umidi?

fumata post-scopata andata

anche sta volta,

tolta la soddisfazione,

torta d’ormoni come dessert  ma

desert storm in testa

fucina cucina di voi concezioni malsane,

già stese in letti d’ospedali a farvi le trasfusioni,

in un fondersi unico di calma

prebellica pelvica e

allucinazione di serenità e santità.

E perché fermarle le mie care idee?

e perché trattarle come casi clinici

irrecuperabili,  mirabili signori lettori? 

pazzi anche voi ad entrar nella mia pazzia e

a voler perder la scia

 tra queste righe maltagliate

della retta via.

io parlo delle curve del pensiero,

di come si fa nero il cielo,

bello il cielo nero,

bello il cielo nero,

bello il cielo nero che

severo ti guarda mentre

cali i calzoni,

mentre strappi mutande e

reggiseno

in pieno approfittar dell’attimo d’adesso che

si innamora di carne e vale

di sessuale imparare

la matematica:

abbiamo tutti due tette,

la geometria:

non tutte, ma quasi tutte le

sopracitate tette paiono coni.

e accelerando d’immaginar di libertà astronomica e

fica e monte di venere,

lunare mare della fertilità

dove per primo è atterrato mishima poi

morto in trionfo come tutti vorremo.

E perché curarle queste idee

nate in un pomeriggio di john coltrane quando

oltre la coltre il sole c’è,

ma sembra non mi veda da tanto,

tanto è che io continuo a sognare di

poter arrivare solo con

la parola

dentro la scatola dove te ne

stai ben chiusa,

e a capir di una fantacromoterapia fatta

esclusivamente dei tuoi colori che

sono quelli del mondo unico che

conosco negli

uomini e nelle donne e

nelle donne uomo e

negli uomini donna e

nei fortunati transessuali.

A me piace guardarti mentre ti vesti e

per quell’attimo resti,

così,

annoiata davanti all’armadio,

quando uscir nuda potresti

riallineando le

curve del mio pensiero.

A me piace guardarti mentre ti vesti e

per quell’attimo resti,

così,

annoiata davanti all’armadio,